|
Presentazione Introduzione all'AikiJutsu Visto 1476 volte. Pubblicato da Davide Mazzola il 03/10/2010 02:27 | Altri articoliL'aikijutsu appartiene a quell'insieme delle arti marziali tradizionali giapponesi che veniva chiamato Bujutsu e che, a differenza del moderno Budo che pone l'accento sul carattere educativo e spirituale dell'arte, privilegia gli aspetti combattivi della pratica. Molto differente dal karate (空手) degli abitanti delle isole di Okinawa , dal Kenpō (拳法) e dallo Shorinji Kempo (少林寺拳法) del maestro Doshin So (宗道臣) o dal più moderno judo di Jigorō Kanō, l’aikijutsu trova di certo più affinità col Jujitsu (柔術), con l’Aikijūjutsu della Daitō-Ryū di Sokaku Takeda ed ancor di più con il moderno Aikido (合気道) di Ōsensei Morihei Ueshiba. Con quest’ultima e il Ninjutsu (忍術) è una delle arti marziali giapponesi che più attrae per il suo misticismo.
Evolutosi attraverso i secoli del Giappone feudale l’Aikijutsu è oggi un sistema di combattimento, essenzialmente disarmato in cui il praticante fa uso di tecniche di evasione per rendere inefficace l’attacco senza opporvi una forza contraria.
Tramite proiezioni, immobilizzazioni e leve articolari il praticante, chiamato Aikijutsuka (合氣術家) ha ragione dei suoi avversari, armati o disarmati. Con l’esperienza affina sempre più metodologie che producono sia lo squilibrio chiamato, kuzushi (崩し), quasi impercettibile dell'avversario mediante azioni di spinta o trazione sia, attraverso l’uso dalla combinazione di atemi (当て身) – i formidabili colpi portati in punti specifici di pressione per infliggere dolore o causare danni all’avversario, di ma-ai (間合) - giusta distanza - di tai sabaki (体捌) - movimento del corpo attraverso specifici movimenti di piedi -, uno stato di turbamento e scompiglio mentale in cui l’intento di attacco e l’aggressività del nemico vengono completamente annullate. Miyamoto Musashi, ufficialmente riconosciuto come il più grande spadaccino giapponese della storia, riferendosi a questo stato mentale afferma:
“In una battaglia è assai importante confondere il nemico.
…
Bisogna sempre trarre vantaggio dall’attimo di confusione ingenerato nel rivale senza dargli la possibilità di riflettere.”
Miyamoto Musashi
Il fine è sia acquisire la capacità, definita katsuhayabi (勝早日), di padroneggiare l’attacco proveniente da un avversario esattamente nell'istante e nella circostanza della sua insorgenza sia utilizzare il potere coordinato del ki (気) in armonia (合) con le condizioni di combattimento, fondendo la propria strategia con quella dell’avversario per raggiungere il completo controllo su di lui e sullo scontro. Proprio a questo proposito Morihei Ueshiba diceva:

“Nella pratica, quando il tuo avversario sferra un colpo, devi già essere in movimento.
Dopo che l'hai visto muoversi, è già troppo tardi ed un falso movimento da parte tua è fuori luogo, perché il colpo del tuo avversario è quasi mortale.
Muoversi simultaneamente con il colpo; si deve sentire l'intenzione dell'avversario. Ma, in realtà, non è questione di usare la mente, ci si deve muovere naturalmente, senza pensarci.
Quando raggiungerai questo stato, riuscirai a muoverti simultaneamente con l'ordine. Se pensi troppo all'inizio del colpo dell'avversario, non ti renderai conto dei suoi movimenti. Solo quando la tua mente è tranquilla come una pozza d'acqua e sei fisicamente all'erta, potrai renderti conto dei movimenti dell' avversario e della sua respirazione naturale.
In questo stato sentirai i cambiamenti di sentimento del tuo avversario”
Questo concetto espresso dal fondatore dell’Aikido fu il maggior contributo dello Zen alla via del samurai ed è chiamato “mushin no shin” (la mente dell’assenza della mente). Con questa dote il guerriero “svuota” la sua mente e diviene immune da ogni influenza esterna. Questa espressione si riferisce ad una mente sempre attiva, flessibile, e capace di agire senza lasciarsi impacciare da ostacoli. Presupposto essenziale è il conseguimento di uno stato mentale che travalichi la semplice tecnica fisica, una facoltà che si potrebbe definire “potere spirituale” oppure “sesto senso”. Un Aikijutsuka che non riesca a sviluppare questa capacità non raggiungerà mai la maestria. Il Maestro deve trascendere la mera tecnica. |