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Storia AikiJustu - Storia Visto 1314 volte. Pubblicato da Davide Mazzola il 01/10/2010 06:29 | Altri articoliUn po' di storia delle arti marziali, dalla notte dei tempi in poi... Le origini delle arti marziali si perdono nella notte dei tempi.
Le Scritture Vediche ci danno informazioni sull´esistenza di un’antichissima arte marziale indiana chiamata Dhanur-veda, che si sviluppò nel secondo e nel primo millennio a.C. (la tradizione indù la colloca nel quarto millennio a.C.).
Questa, che è probabilmente all´origine di tutte le forme di arti marziali sparse per il mondo, dalla lotta Canaria alla Greco-romana, combinava alle tecniche i poteri mistici dello yoga. Le sorprendenti caratteristiche e facoltà dei praticanti di quest’arte, sono descritte nell´opera epica indiana Mahabharata2.
Il declino della civilità védica, coinvolse anche le arti marziali: il Dhanur-veda venne ripulito del suo aspetto mistico, ritenuto incomprensibile e ridotto ad una semplice disciplina marziale. I pochi cultori che tramandarono nel periodo precristiano ciò che rimaneva della disciplina mistica furono i guerrieri di Manipur e, su larga scala, i monaci buddisti. Sebbene il buddismo che predica la non violenza fino al vegetarianesimo e l´arte marziale possano apparire incompatibili, gli insegnamenti originali di Buddha ponevano enfasi sull´importanza della forza per la difesa delle leggi spirituali.
Nell’esercizio della giustizia, l´applicazione della forza è permessa ed è per questo che alcune divinità buddiste, come i Due Spiriti Guardiani, i Deva, e gli Aditya, o Dodici Divini Generali, vengono presentate in posizioni marziali.
Attorno al 515 d. C. un monaco buddista indiano, Bodhidharma (528), onorato come il 28º patriarca dell’ordine indiano buddista Dhyana, arrivò in Cina. Questo insegnò ai monaci del tempio di Shàolín degli esercizi psicofisici che derivavano dallo yoga mistico e dal Dhanur-veda, riedificando così, almeno in parte, l´antica arte marziale vedica.

Lo stile indiano importato da Bodhidharma divenne famosissimo, e diffondendosi in tutto l´Oriente diede vita a moltissime delle arti marziali orientali oggi conosciute.
Non è difficile ipotizzare quindi che un influsso relativo ai concetti dello yoga e del Dhanur-veda sia arrivato alle isole del Giappone influenzando le tecniche di combattimento di alcuni bushi (武士, guerriero) soprattutto per quanto riguarda un principio così mistico come l’ Aiki.
L’aikijutsu pare essersi sviluppato sin dai tempi di Shinra Saburō Minamoto no Yoshimitsu (新羅 三郎 源 義光, 1045–1127), terzo figlio di Yoriyoshi Minamoto, discendente della quinta generazione dell'imperatore del Giappone Fujiwara Seiwa (850-881), nonché eroe epico della storia bellica giapponese.

Le radici di quest’arte marziale affondano nel Tegoi, l’antica lotta autoctona giapponese da cui ha origine anche il sumo. Dall’Oshikiuchi del clan Aizu, all’Aiki-in-yo-ho del clan Takeda, l’aikijutsu arriva fino ai nostri giorni e si “apre” al pubblico grazie a Takeda Sōkaku (武田 惣角, 1859–1943) e al suo Daitōryū Aikijujitsu.
Suo allievo il grande maestro (O Sensei) Ueshiba Morihei (植芝 盛平, 1883-1969) che ne insegnò una sua versione fortemente influenzata sia dai principi religiosi di Onisaburo Deguchi, capo carismatico della setta religiosa Ōmoto-kyō sia dalle sue conoscenze specifiche relative alle tecniche di lancia (Sōjutsu) e di spada (Kenjutsu).

Dapprima chiamò questa sua disciplina Ueshiba-ryū Aiki-jutsu (盛平流 合気術), successivamente "Aiki-bujutsu" (合気武術) e in seguito "Aiki-budô" (合気武道). È nel 1942 che viene ufficialmente adottato il nome "Aikido", lo stesso anno in cui il figlio Kisshomaru Ueshiba diviene presidente della Kobukai che nel 1947-1948 venne riorganizzata diventando l’attuale Aikikai.
Da questo punto in poi l’aikido si espande nel mondo ma contrariamente a quanto si pensa l’arte codificata da Ueshiba non è rimasta una scuola unica e indivisibile
. Le diversità di interpretazione filosofica del principio di Aiki e di Ki hanno dato origine a diverse branche che, pur praticando uno stile con le medesime caratteristiche, hanno enfatizzato ora un aspetto ora un altro della disciplina.
C’è lo stile divulgato dall’Aikikai di Tokyo, il Kobujitsu Aikido del maestro Tetsunomi, lo Shinwa Taido del sensei Hirai e lo Yoseikan ryu di Minoru Mochizuki dal quale è nata una scuola autoctona giapponese: lo Yoseikan budo, fondata dal figlio del maestro, Hiroo Mochizuki, che si allontana dall’Aikido tradizionale per fonderne i principi con le tecniche del karate e del judo. Ricordiamo inoltre la Ki No Michi del maestro Masamichi e lo Shin Shin Toitsu Aikido di Thoei Koichi.
Anche la più tradizionale scuola Daito risulta oggi polverizzata in associazioni fondate da allievi di Takeda Sokaku e di Takeda Tokimune per non parlare di nuove discipline marziali che hanno introdotto nel loro stile il principio di Aiki o che comunque derivando da queste ne portano i “segni”, come ad esempio Hapkido l’arte marziale coreana codificata nel 1951 dal maestro Yong Shul Choi.
 Frutto delle esperienze d’insegnamento nelle arti marziali e nelle discipline bio energetiche iniziate attorno alla fine degli anni ’90 e dalla necessità di creare un proprio metodo educativo e di pratica nasce il Doshinryu Aikijutsu che nel 2009 diviene il principale fine istituzionale dell’associazione sportiva dilettantistica: Kṣatriya Dō Shin Kai - scuola di arti marziali e cultura vedica - che integra all’aspetto marziale tutte quelle attività correlate allo sviluppo della sensibilità e spiritualità dell’individuo quali, diverse forme di meditazione e di yoga, lo shiatsu, il reiki, la bio-prano terapia e la bioenergetica. |